AGGIUSTARE IL LOGO È COME DARE IL BIANCO SOPRA LA MUFFA.
Capita con una puntualità disarmante. Il telefono squilla e dall’altro lato c’è un imprenditore che, con tono quasi casuale, mi dice: “Senti, avrei bisogno di dare una rinfrescata al logo. Ma giusto una cosa da poco, eh. Qualcosa di più moderno, roba da cinque minuti.”
Ogni volta che sento la parola “rinfrescata”, un brand designer da qualche parte nel mondo si accascia a terra.
Pensare di “aggiustare” o “modernizzare” un logo come se si trattasse di dare una mano di bianco a una parete con le crepe è il modo migliore per sprecare tempo e budget. Un logo non si aggiusta: o si esegue una riprogettazione strategica di brand, oppure lo si tiene così com’è se funziona ancora. Le mezze misure producono solo mostri grafici.
Il catalogo delle citazioni da brivido (ovvero: come NON valutare un brand)
Prima di capire perché la rinfrescatina è inutile, facciamo un piccolo viaggio nei commenti dei clienti che affrontano il restyling del proprio brand guidati unicamente dall’istinto o dal gusto personale.
- "Facciamolo più moderno, magari sfumato e con una lampadina dentro che fa molto ‘idea’!"
- "Il logo è carino, ma a mia moglie il verde proprio non piace. Possiamo farlo fucsia?"
- "Il cugino che ci fa il sito dice che le linee sono troppo spesse, dovremmo sfoltirle un po’."
- "Voglio un logo che piaccia a tutti. Dai bambini di 8 anni ai pensionati di 80.” (La ricetta perfetta per essere invisibili).
Il logo non vive nel vuoto: la strategia di brand prima di tutto
Un logo non è un quadro da appendere in ufficio per fare bella figura con gli ospiti. È il punto finale di una strategia di comunicazione. È lo strumento visivo con cui la tua azienda dichiara chi è, a quale mercato si rivolge e perché dovrebbe essere preferita alla concorrenza.
Se negli ultimi anni hai cambiato i tuoi servizi, se ti rivolgi a un pubblico diverso o se hai alzato i prezzi, hai bisogno di un riposizionamento commerciale.
Aggiustare il vecchio logo cambiando solo il font o rendendo le linee più sottili non risolverà il problema strategico di fondo. Sarebbe come mettere lo sticker di una supercar su una vecchia utilitaria e sperare che vada più veloce.
Un restyling del logo aziendale ha senso solo in due casi precisi:
- Evoluzione tecnica: Il posizionamento è solido, ma il logo ha problemi di leggibilità sui canali digitali (es. app, icone social o schermi piccoli).
- Riposizionamento commerciale: L’azienda sta cambiando target, fascia di prezzo o core business, e l’identità visiva deve riflettere questo cambiamento per risultare credibile.
Quando il brand viene riprogettato strategicamente, non si ottiene solo un cerchietto colorato, ma un sistema visivo coerente che vive sui prodotti fisici e digitali:
La trappola del “mi piace”
Il design non è arte. L’arte risponde a un bisogno di espressione personale dell’artista; il design risponde a un obiettivo economico del cliente.
Quando valuti la proposta per il tuo nuovo logo, bandisci la domanda “Ti piace?”. Fatti invece queste quattro domande oggettive e spietate:
- Comunica il valore corretto? Se vendi servizi premium a prezzi alti, il tuo brand trasmette esclusività o sembra un servizio low-cost del discount?
- Si differenzia dai competitor diretti? Se tutti nel tuo settore usano il blu e l’icona del globo, usare le stesse cose ti renderà solo un clone invisibile.
- È coerente con il posizionamento di prezzo? L’impatto visivo deve giustificare la cifra che chiedi ai tuoi clienti prima ancora che tu apra bocca.
- È tecnicamente solido su tutti i supporti? Funziona in bianco e nero? È leggibile se stampato in piccolissimo sul retro di una card o ricamato su una divisa?
Se il logo risponde positivamente a questi punti, allora funziona. Anche se il colore non è il preferito di tua moglie.
Parliamo di cose serie.
Se hai un progetto da sviluppare e vuoi smetterla di perdere tempo con soluzioni improvvisate, mettimi alla prova.
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